Virtualizzare Linux su Mac: chi è il migliore?

Quale virtualizzatore è il migliore?

Per chi vuole virtualizzare Linux su un host Macintosh e necessita di una soluzione “desktop”, ossia “non-server”, le alternative sono tre: VMware Fusion, Parallels Desktop e VirtualBox. Le prime due sono a pagamento (e costano esattamente la stessa cifra, $ 79.99) mentre la terza è la soluzione gratis, e disponibile anche in versione opensource, fornita da Sun.

Vediamo quali sono le caratteristiche salienti di questi tre software.

VMware Fusion

Il prodotto di VMware gode della tradizione tecnologica più antica e consolidata tra i tre, anche se lo sbarco su piattaforma Mac è relativamente recente. Il supporto dei sistemi operativi ospiti – sia Windows che Linux – è buono e prevede, tra le altre cose, la presenza di cartelle condivise e varie tipologie di rete tra cui scegliere. Con la nuova versione 2.0, inoltre, anche Linux arriva a godere di alcune caratteristiche avanzate che prima erano appannaggio del solo Windows, quali la possibilità di visualizzare le applicazioni virtualizzate come fossero applicazioni Mac native, di lanciare le applicazioni virtualizzate direttamente dal Dock di Mac OS X, la possibilità di effettuare il drag’n’drop tra il desktop virtuale e quello Mac. L’accelerazione della grafica 3D, invece, continua ad essere una prerogativa di Windows.
Ma, tutto sommato, il supporto che Fusion offre a Linux è al top della categoria.

Inoltre il prodotto di VMware è l’unico della rassegna che riesce a virtualizzare i core multipli delle moderne CPU.

Parallels Desktop

Questo prodotto è destinato principalmente alla virtualizzazione di Windows e… si vede! Il supporto a Linux è minimale: la mancanza più grossa è senz’altro l’assenza di cartelle condivise tra host e guest, ma è disponibile comunque la possibilità di scegliere tra vari tipologie di rete e sono utilizzate le tecnologie di virtualizzazione delle CPU più recenti (Intel VTx e AMD-V).
Il supporto fornito a Windows, invece, è in linea con quello di VMware Fusion.

VirtualBox

Il supporto di VirtualBox a Linux sta più o meno a metà strada tra quelli di VMware Fusion e Parallels Desktop, offrendo cartelle condivise e vari tipi di rete. In generale, la versione per Macintosh di VirtualBox è sempre un passo indietro rispetto alle compagini per Linux e Windows. Ad esempio, solo recentemente (con la release 2.0.0) la versione Macintosh ha ottenuto il supporto all’Host Networking (caratteristica che consente di collegarsi alla macchina virtualizzata anche dalla rete locale, essenziale per virtualizzare un server); inoltre la versione Macintosh non è ancora in grado di sfruttare le tecnologie Intel VTx e AMD-V.

D’altra parte VirtualBox è gratis e, si sa: a caval donato non si guarda in bocca!

Prestazioni a confronto

Per valutare le prestazioni ottenibili virtualizzando Linux con le tre diverse soluzioni, ho pensato di creare tre macchine virtuali uguali nei tre software e di procedere alla compilazione del kernel Linux 2.6.26.5, calcolando il tempo di esecuzione. Compilare il kernel è un buon benchmark per valutare congiuntamente le prestazioni della parte intera della CPU e dell’I/O su disco.

Le tre macchine virtuali avevano le seguenti caratteristiche:

– ram 512 MB
– video ram 16 MB
– hd 8 GB
– os Ubuntu 8.04 (Hardy Heron)

Erano attivate tutte le ottimizazioni disponibili e, durante il test, la macchina virtuale era in modalità full-screen ed era l’unica applicazione in esecuzione sull’host. L’host era il mio MacBook Pro IC2D a 2.5 GHz (early 2008) con 2 GB di ram e hd 250GB@5400 rpm.
La configurazione del kernel è stata quella di default (ho lanciato make xconfig, non ho modificato nulla e ho salvato). Successivamente ho eseguito i comandi

$ sync
$ time make

Ma bando alle ciance: la parola ai numeri! In risultati ottenuti (gli output di time) sono stati, dal più veloce al più lento, i seguenti:

VMware Fusion
real 50m26.654s
user 29m54.144s
sys 14m29.026s

Paralles Desktop
real 64m55.953s
user 6m36.149s
sys 46m21.658s

VirtualBox
real 75m12.960s
user 29m16.618s
sys 39m11.387s

Pur nella soggettività del caso (un’unica prova su un unico sistema host) e malgrado siano stati trascurati aspetti importanti (quali le prestazioni del sottosistema grafico, della rete, dell’aritmetica floating point e di chissà cos’altro…), questa piccola prova dà già un’idea di massima delle forze in campo.

Dunque? Se non avete soldi da spendere scegliete pure VirtualBox (che supporta Linux decentemente), ma se non vi pesano i $79.99 (che al cambio di oggi corrispondono a €56,11) la scelta da fare è senz’altro VMware Fusion.

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6 Pensieri su &Idquo;Virtualizzare Linux su Mac: chi è il migliore?

  1. Dopo un anno circa di tentativi di far funzionare in maniera accettabile linux sul mio MacBook [2.0 GHz Core Duo 2048RAM], sono arrivato ad una importante conclusione perfettamente concordante con questo articolo: VMware Fusion funziona davvero bene! Ho provato anche gli altri due virtualizzatori con varie release di linux: Suse 10, DamnSmall, Puppy, Fedora, Mandriva ed Ubuntu naturalmente… In qualche caso saltava anche la installazione e ho verificato comunque tutte le combinazioni possibili per mesi…senza però eseguire test molto accurati. Mi sono fatto una idea del funzionamento abbastanza precisa verificando i tempi di installazione e gli intoppi eventuali, il riconoscimento delle periferiche, la fluidità grafica, l’ avvio dei programmi e l’ avvio della release stessa. Su una macchina come la mia il risultato (di gran lunga) migliore è stato l’abbinamento tra Mandriva (versione 2009) con WMware 2. Questo abbinamento lo consiglio vivamente a chiunque voglia utilizzare linux senza grosse limitazioni. Naturalmente occorre un settaggio accurato del virtualizzatore: impostare il doppio core ed almeno un giga di RAM.

    • Ciao ragazzi,
      non ho provato VMWare, ma ho provato sia parallel che virtualbox, oggi con la versione 3 virtualbox è un’altro pianeta, quando sospendi la macchina virtuale, in qualche secondo è spenta. Ma la cosa più importante in pochi secondi si accende e ti ridà l’accesso completo alla macchina virtuale. Parallels nella mia configurazione ci impiega svariati minuti prima dir estituirti l’accesso.

  2. Scusate l’intrusione. Ho notato che è diffusissima l’abitudine della stragrande maggioranza dei siti di chiedere all’occasionale visitatore di registrarsi per avvalersi di vantaggi che, il più delle volte, sono solo immaginari. La conseguenza è che (io credo in tanti)ci muniamo di una caterva di “registrazioni” che, già il giorno dopo, abbiamo dimenticato e che con ogni probabilità riguardano siti che non verranno più visitati. Lo dico per sensibilizzare i gestori di questi siti dell’inutilità della loro scelta.
    Analogamente avviene per i cosiddetti “forum” che visitiamo per avere suggerimenti che’ almeno io,il più delle volte, non ottengo. Mi sembra che nel confronto tra i software di virtualizzazione esaminati dai numerosi commentatori non ce ne sia uno che emerga decisamente rispetto agli altri. E che, a conti fatti, prevalga quello meno caro. Quindi l’open source. Sono personalmente costretto a virtualizzare win xp sul mio macbook pro per dare più ampia produttività al mio lavoro su un sistema più diffuso qual’è appunto Win . Contrariamente non me ne sarei servito. Un affettuoso saluto a Voi tutti e le scuse per, spero non sgradita, polemica. Giuseppe

    • Tranquillo: la discussione civile (la tua non mi sembra affatto una polemica ;-)) è tutt’altro che sgradita! Rispondo per punti.

      Registrazioni. Non credo che il tuo discorso sulle registrazioni riguardi anche questo blog, che non necessita di alcuna registrazione per poter commentare: non ti è stata assegnata nessuna password da ricordare e niente ti impedisce di usare una email fasulla oppure una email differente per ogni commento che fai. Sappi, comunque, che i commenti non sono liberi, ma soggetti alla mia (insindacabile) approvazione… Ciononostante quello che dici è, in generale, vero, tant’è che ci sono vari sforzi in Internet per la realizzazione di uno standard aperto che consenta di utilizzare un unico account per più siti e/o servizi. In questo ambito la soluzione più evoluta credo che sia OpenID.
      Virtualizzatori. Questo articolo cerca di valutare i programmi di virtualizzazione esclusivamente nel caso in cui il sistema operativo ospite sia Linux, quindi non so quanto possa esserti utile, visto che a te serve virtualizzare Windows XP. Comunque, almeno per Linux, la scelta dell’opensource sembra oltremodo indicata, dato che le caratteristiche extra dei prodotti commerciali – integrazione dei desktop, condivisione delle cartelle, accelerazione grafica etc. – sono (come c’era da aspettarsi) disponibili solo quando l’ospite è Windows. Considera anche che ormai questo articolo è un po’ vecchiotto: nel frattempo sono uscite nuove versioni di tutti e tre i programmi presi in considerazione…

  3. Sono d’accordo con gpz500. Naturalmente il riferimento alle “registrazioni” era oggettivo e non si riferiva assolutamente al blog che mi ospita e che ringrazio. Riguardo ai virtualizzatori. Non mi ero accorto dell’età dell’articolo, forse perchè ingannato della data del commento che precede il mio, ma comunque confermo quanto già detto. Non è pressapochismo ma solamente un giudizio soggettivo che vuole valorizzare la semplicità di esposizione per favorire la comprensione di chi ha iniziato da poco tempo. Preciso infine che sono assolutamente soddisfatto di aver scelto ed installato l’open source anche se- confesso- non sono in grado di fare dei confronti.
    Giuseppe

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