Multimedia, codec, brevetti e Ubuntu

Chi, almeno per una volta, ha tentato di produrre (o anche solo riprodurre) file multimediali su Ubuntu ha senz’altro corso il rischio di declamare turpiloqui: quando penso alla situazione dei codec su Ubuntu mi torna alla mente il “DLL hell” di Windowsiana memoria, in cui ogni benedetto programma che uno installava sul proprio PC andava a ficcare dentro la cartella System32 la propria versione di una specifica libreria che, ovviamente, era incompatibile con tutti gli altri programmi già presenti sul sistema. In questo articolo tento di capire qual’è la situazione dei codec multimediali su Ubuntu, e come arrivare il più rapidamente possibile ad una configurazione soddisfacente.

Un po’ di legalese

I brevetti

Da Wikipedia: «Un brevetto è un insieme di diritti esclusivi che uno stato garantisce al detentore del brevetto per un periodo di tempo limitato, di solito 20 anni. Questi diritti sono garantiti ai richiedenti del brevetto in cambio della pubblicazione delle invenzioni [oggetto del brevetto stesso]. Una volta che un brevetto è stato concesso in una determinata nazione, nessuno può implementare, usare, vendere, importare o esportare l’invenzione rivendicata in quella nazione senza il permesso del detentore del brevetto. Il permesso, quando concesso, è tipicamente in forma di licenza le cui condizioni sono fissate dal detentore del brevetto: può essere concessa gratuitamente, dietro pagamento di un diritto d’autore [su ogni “esemplare” venduto], oppure di un pagamento forfettario.»

Un brevetto si applica tipicamente su base territoriale: se, ad esempio, un inventore vuole garantirsi i diritti di una invenzione sia negli Stati Uniti che in Giappone, deve fare due richieste distinte presso i due paesi. Ma esistono comunque convenzioni bilaterali tra stati per il reciproco riconoscimento dei brevetti, nonché autorità sovranazionali, come l’Unione Europea, cui gruppi di stati hanno scelto di delegare le questioni inerenti ai brevetti.

Un inventore può scegliere due strade: o tiene nascosti i dettagli di una certa tecnologia sfruttando i vantaggi di essere l’unico a saper fare una certa cosa, ma rischiando che un concorrente possa arrivare autonomamente allo stesso risultato, oppure può brevettare l’invenzione, garantendosi l’esclusività anche dal punto di vista legale (anche se limitata nel tempo) ma a prezzo di svelare la propria “ricetta segreta”. Cosa sia preferibile per far fruttare al meglio le proprie idee dipende da vari fattori, tra cui il campo tecnologico in cui si opera, la qualità dei concorrenti etc.

Molti dei formati che vengono utilizzati nelle moderne applicazioni multimediali sono, o sono stati, oggetto di brevetto: MP3, MPEG-1, MPEG-2, MPEG-4 (in particolare H.264 e AAC).

Alcuni esempi concreti

Il detentore dei brevetti su MP3 è un consorzio formato da Thomson, Fraunhofer Institute ed altri. Chi realizza prodotti in grado di creare file audio in formato MP3, chi vende riproduttori hardware, chi vende file MP3 paga delle royalties a questo consorzio.

Chi commercializza prodotti hardware/software in grado di creare e leggere filmati in standard MPEG-2 (i normali DVD video) paga delle royalties a MPEG LA, la società con sede a Denver, Colorado, che raccoglie tutte le società che detengono qualche brevetto su almeno una parte dello standard. MPEG LA percepisce $2,50 per ogni unità prodotta in grado di codificare e decodificare l’MPEG-2: riproduttori da salotto, player software (PowerDVD, Apple DVD player etc.), codificatori (ancora Apple – con iDVD – Adobe Premiere, nonché tutte le videocamere che salvano in formato DVD etc.), decoder per il digitale terrestre e satellitare etc. etc.

Anche il brevetto su H.264 è di proprietà della MPEG LA. Con diversi distinguo, la codifica e gli utilizzi commerciali (ad esempio i dischi Blu-ray e i video venduti su iTunes) sono a pagamento; la distribuzione di materiale diffuso gratuitamente (YouTube e siti Internet in generale) è gratis fino al 31 dicembre 2015. Dopo questa data, e fino al 2028 (quando il brevetto scadrà comunque), non si sa quale sarà l’atteggiamento di MPEG LA. È per questo motivo che c’è grosso fermento attorno alla scelta dello standard video per HTML5: Mozilla spinge per l’adozione di Theora (un formato libero da brevetti, ma non standard ISO), Apple e Microsoft spingono per H.264, Google cerca di promuovere VP8.

I codec

Un discorso ortogonale rispetto ai brevetti sui formati va fatto per i codec. Un codec è un software che codifica e/o decodifica un contenuto audio/video da/verso un determinato formato. Un codec può essere opensource o meno, concesso dietro pagamento oppure gratuito, in maniera del tutto indipendente rispetto alla natura brevettuale del formato su cui opera.

Per capire meglio, faccio riferimento all’MP3: ci sono codec a pagamento (ovviamente closedsource), per cui l’utente finale paga per la licenza (ad esempio quello distribuito assieme al programma di masterizzazione Nero). Poi ci sono codec gratuiti ma closedsource, distribuiti da un produttore che paga le royalties al posto nostro (come Apple iTunes, quindi tutto in regola). E ancora, ci sono codec opensource per cui nessuno paga niente e che scaricano la responsabilità sull’utente finale; Lame, ad esempio, avverte così:

“Using the LAME encoding engine (or other mp3 encoding technology) in your software may require a patent license in some countries.”

Infine ci sono codec per cui non sono dovute royalties, ma che sanno solo riprodurre (quindi andrebbero chiamati più correttamente solo dec), ad esempio il plugin Fluendo MP3 per il framework GStreamer.

Quindi, tanto per essere chiari, nel caso di formati protetti da brevetto (ancorché standard ISO, quindi pubblici), usare un codec opensource non sgrava dalla necessità di pagare delle royalties: la situazione più diffusa è quella in cui la riproduzione di un formato protetto da brevetto è gratuita (royalty free) mentre non lo è la produzione. Per quanto riguarda la produzione,  qualcuno (l’utente finale oppure il fornitore del software) ha pagato qualcosa al proprietario del brevetto. Eccezione notevole a questa regola è l’MPEG-2, in cui si deve pagare anche per la riproduzione.

La situazione in Ubuntu

Quasi tutte le distribuzioni Linux hanno scelto di non installare in modo predefinito quei programmi (anche opensource) con i quali c’è il rischio di infrangere qualche brevetto. Inoltre, questi programmi sono reperibili solo attraverso canali distinti per cui questo rischio è ben esplicitato (Canonical ha, ad esempio, inserito quei software nella componente multiverse del proprio repository): sotto determinate condizioni è possibile usare tali programmi legalmente e gratuitamente, ma in generale no. E l’utente ne deve essere consapevole.

Poi ci sono programmi che infrangono sicuramente dei brevetti – a meno di pagare delle royalties – che possono essere reperiti solo su repository indipendenti (ad esempio libdvdcss2, sempre per la faccenda della riproduzione dei DVD).

Al netto di tutte le considerazioni, la situazione che ne esce è a dir poco fastidiosa per l’utente finale: lodevole la volontà di promuovere i formati liberi da brevetti (Theora per il video e Vorbis per l’audio), ma andiamo, siamo pratici… Ubuntu appena installato non è nemmeno in grado di riprodurre un file MP3!!

Una configurazione decente

Come regola generale, un utente che non ne faccia un uso commerciale può installare ed usare gratuitamente tutti i codec opensource anche per i formati protetti da brevetto. Sono eccezioni notevoli:

  • MPEG-2 (ossia i DVD video), per cui si deve pagare sempre;
  • H.264, gratis fino al 31 dicembre 2015, poi non si sa ancora.

Ecco quindi una rapida guida in tre punti per consentire alla nostra Ubuntu box di riprodurre e produrre materiale multimediale nei formati più diffusi (magari con l’editor video PiTiVi o, meglio ancora, con l’ottimo OpenShot).

Nota: con la procedura seguente si installeranno codec opensource per formati protetti da brevetto, le cui licenze ne consentono l’uso gratuito solo per scopi non commerciali. Per qualsiasi altro scopo si deve fare riferimento alle licenze specifiche dei vari formati.

Punto 1: liberarsi dei codec buoni solo a riprodurre

È possibile che, guidati da qualche procedura automatica del sistema operativo, si abbiano installati alcuni codec che sono in grado solamente di leggere il loro formato, ma non di generarlo. Come consigliato sul sito ufficiale di PiTiVi, se si vuole fare anche editing in quei formati, è bene rimuovere i pacchetti seguenti:

  • gstreamer0.10-fluendo-mp3
  • gstreamer0.10-fluendo-mpegdemux
  • gstreamer0.10-fluendo-mpegmux

Punto 2: riproduzione di formati ristretti

Bisogna abilitare la componente multiverse (già fatto per default) del repository ufficiale ed installare il pacchetto ubuntu-restricted-extras (oppure kubuntu-restricted-extras, o ancora xubuntu-restricted-extras; spero sappiate scegliere quello giusto, non è affatto difficile): questo comodo pacchetto ha come dipendenze un sacco di fuffa multimediale che, altrimenti, avreste dovuto installare a mano.

Punto 3: produzione di formati ristretti

Due passi:

  1. abilitazione del repository Medibuntu;
  2. installazione dei pacchetti libavcodec-extra-52, libavdevice-extra-52, libavfilter-extra-0, libavformat-extra-52, libavutil-extra-49, libpostproc-extra-51, libswscale-extra-0.

È importante che i pacchetti di cui sopra siano quelli del repository medibuntu: gli stessi pacchetti ci sono anche nel repository ufficiale, ma non hanno il supporto alla codifica per H.264, AAC e MP3.

Riferimenti

La fonte di informazione più adeguata sui formati ristretti è sempre la specifica pagina Wiki di Ubuntu. Wikipedia in inglese è molto esauriente per le questioni di brevetti e licenze dei vari formati.

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Un pensiero su &Idquo;Multimedia, codec, brevetti e Ubuntu

  1. BUONGIORNO, DOVENDO ACQUISTARE UNA GROSSA QUANTITA DI DECODER TERRESTRI DTD108 SHINELCO, CHIEDO SE SAPETE SE SONO IN REGOLA CON I DIRITTI DI BREVETTO,
    Attendo risposta . Grazie
    ERNESTO DE GIORGI

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