Backup della roba “on the cloud”

Ovvero: come assecondare le proprie paranoie e vivere felici.

Mano a mano che passa il tempo sempre più parti della nostra vita abbandonano il mondo reale – quello materiale, fatto di atomi – per passare in quello dei computer – fatto di bit. Tutto molto bello: facilità di gestione, minor spazio fisico occupato per l’archiviazione, possibilità di catalogazione, persistenza nel tempo (un file JPEG non scolorisce, un MP3 non gracchia a forza di ascoltarlo).

Rimane sempre il problema dell’affidabilità dei supporti: cosa succede se l’hard-disk si guasta, se i DVD diventano illeggibili, se a causa di un errore umano e/o un baco software, o un virus, tutto si cancella? Beh, si tratterebbe di una piccola tragedia. Ecco quindi che chiunque viva in quest’epoca digitale si è posto, almeno una volta, il problema dei backup. Anch’io ho affrontato la cosa e, come ogni buon paranoico, non mi sono fidato di una sola copia, ma ho preferito farne almeno due: una a casa, in un hard-disk esterno, e una “on the cloud”, su internet. In caso di disastri (terremoti, alluvioni, incendi, furti etc. etc.) magari ci rimetto le penne, ma i miei dati saranno salvi.

Bene. I dati sul proprio computer sono sistemati.
Ma cosa si può fare per la roba che, sempre più spesso, non sta sui nostri computer, ma su qualche server internet? Mi riferisco ai dati che abbiamo salvato sui vari servizi online quali Gmail, Facebook, Google Docs, Flickr, Twitter etc. etc. Di recente, grazie ad un gruppo di ottimi podcaster, ho scoperto un servizio il cui scopo è quello di fare copie di backup per i servizi online più diffusi (quelli che ho già citato e molti altri). Si tratta di backupify.

Come accade spesso, c’è la possibilità di usare un account gratuito con spazio e prestazioni limitate, ma che può già essere soddisfacente per un uso non professionale. Backupify salva sul suo server tutti i dati prelevati dai servizi per i quali viene configurato a farlo. A questo punto i dati possono anche essere scaricati sul proprio computer, così da chiudere il cerchio dei backup.

Difficile pensare che Google e Facebook siano, riguardo alle copie di backup, meno paranoici di quanto possiate mai essere voi. Ma avere delle copie locali dei vostri dati potrebbe comunque rivelarsi utile. Si pensi, ad esempio, al caso in cui volessimo chiudere l’account presso uno di questi servizi, oppure se una di queste società fallisse.

Quanto alla sicurezza e alla privacy, loro affermano di dare tutte le garanzie possibili. E, d’altra parte, se uno si fida di Facebook o di Google non vedo perché non debba fidarsi anche di questi qua.

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