Natty Narwhal e Unity (Ubuntu 11.04)

Giusto due parole sull’Ubuntu appena uscito (11.04, nome in codice Natty Narwhal) e sulla novità più importante: l’ambiente Unity.

Innanzi tutto una precisazione: Unity si basa su Compiz; quindi richiede l’accelerazione 3D. Se la vostra macchina non dispone di accelerazione 3D (per colpa della scheda video, per colpa dei driver, per colpa di qualsiasi altra cosa) Natty Narwhal si presenterà con il tradizionale ambiente Gnome.

Mac OS X ispira

Due gli elementi caratteristici di Unity, entrambi copiati da Mac OS X (lo dico senza polemica… se un’idea è buona lo è a prescindere che sia originale o meno): il Launcher (quello che in Mac OS X si chiama Dock) e la barra superiore (top bar) in cui sono collocati i menù dell’applicazione attiva e le varie iconcine di notifica. I due elementi funzionano più o meno allo stesso modo in cui funzionano su Mac OS X, quindi c’è poco da spiegare. L’unica differenza significativa è che i menù compaiono nella top bar solo quando il puntatore del mouse ci passa sopra: un meccanismo all’inizio un po’ strano, ma rapido da assimilare.

Grosse differenze ci sono, invece, tra Unity e Gnome. E questo può portare i vecchi utenti di Ubuntu ad una iniziale sensazione di smarrimento perché, tanto per dirne una, non ci sono più i menù Applicazioni, Risorse e Sistema. Come fare, dunque, a lanciare le proprie applicazioni? I modi sono due: Launcher e Dash.

Launcher, come già detto, lavora come il Dock di Mac OS X: ci sono i pulsanti per le applicazioni correntemente aperte, più i pulsanti per un certo numero di applicazioni preferite da lanciare con un click. Quindi, per rendervi la vita più semplice, popolate Launcher con le vostre applicazioni preferite.
Dash è una finestra (attivata dal pulsante Home, all’estrema sinistra della top bar) che consente di ricercare le altre applicazioni, quelle che non sono presenti in Launcher. Si può sia fare una ricerca libera, sia navigare nelle categorie del vecchio menù Applicazioni che, anche se non è mai visualizzato, sotto sotto c’è ancora.
Aggiungere e togliere applicazioni da Launcher è molto semplice: questione di un drag & drop da Dash e di un click con il tasto destro sul relativo pulsante in Launcher.

Viva la razionalità

Unity fu introdotto inizialmente nella declinazione Netbook Remix di Ubuntu, quindi doveva essere adatto agli schermi piccoli (da 7 a 11 pollici) e panoramici (1024×600 è la risoluzione tipica) dei netbook. La tensione verso il risparmio dello spazio e verso la razionalizzazione nella collocazione dei componenti è rimasta anche successivamente: apprezzabili le scelte di posizionare Launcher sul lato dello schermo e di avere un’unica barra orizzontale (quella superiore) al posto delle due di Gnome. In questo modo si ruba spazio alle applicazioni solo dove ce n’è di più (sui lati) riducendo al minimo il furto in verticale negli ormai diffusissimi schermi panoramici (16:10 e 16:9).
Inoltre per impostazione predefinita, sempre allo scopo di aumentare lo spazio a disposizione delle applicazioni, Launcher sparisce se ci sono finestre massimizzate e ricompare solamente quando il mouse insiste sul bordo sinistro dello schermo.

Infine una considerazione personale: l’uso di Unity diventa realmente efficiente solo se si prende l’abitudine ad usare le scorciatoie da tastiera. In questo ambito la parte del leone la fa senz’altro il tasto Meta (mappato di solito sul tasto con il logo di Windows): una pressione breve equivale ad un click sul pulsante Home, e quindi apre Dash; una pressione lunga fa comparire Launcher con degli ulteriori tasti di scelta rapida da utilizzare per attivare – e sovraimpressi su – i vari pulsanti (vedi l’immagine in apertura).

Consiglio a tutti di dare un’occhiara all’help di sistema (cerca Aiuto con Dash) per avere una panoramica delle novità, chiarirsi le idee sui concetti-base del nuovo ambiente e impratichirsi con le scorciatoie da tastiera.

E qui finisco

Questo è uno dei rilasci più ambiziosi di Ubuntu: Canonical abbandona l’ambiente che l’ha caratterizzata fin dagli inizi (Gnome) per introdurre, dopo tanti anni, qualcosa di nuovo, originale, sviluppato in proprio. Il tentativo è quello di tracciare un nuovo solco per l’interfaccia utente di Ubuntu: affermare una personalità specifica e riconoscibile al primo sguardo, al pari di Windows e Mac OS X, che non sia solamente una delle tante personalizzazioni dell’onnipresente Gnome (compresa anche la recente versione 3). Certo non è ancora tutto perfetto, ma secondo me la direzione è quella giusta. Anche se un po’ rozzo, Natty Narwhal mostra grosse potenzialità che senz’altro verrano sviluppate e raffinate nelle release a venire: con Natty, e a un anno dalla prossima LTS non potrebbe essere diversamente, si dà uno sguardo al futuro.

A chi non piace sperimentare ricordo che, volendo, si può comunque continuare ad usare l’ambiente Gnome: basta sceglierlo nella schermata di login (sessione “Ubuntu classico”).

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